Il lavoro che presento nasce dal contributo che l’Ordine degli Psicologi del Veneto ha promosso nel 2008 all’interno del Cup Veneto, Comitato Unitario Permanente degli Ordini e dei Collegi Professionali del Veneto, Associazione apartitica, che non ha fini di lucro e si ripromette di operare a livello regionale, in conformità alle norme istitutive degli associati, nel pieno rispetto delle autonomia di ciascun associato e nelle consapevolezze delle rispettive funzioni e specificità al fine di: 

    1. conseguire un più efficace coordinamento della presenza delle categorie professionali, adeguata all’importanza del ruolo svolto dai professionisti nella vita economica e sociale della Regione;
    2. promuovere iniziative e programmi unitari per la salvaguardia e la promozione dei valori di libertà a tutela dell’interesse pubblico propri delle professioni e per la tutela degli interessi morali, giuridici ed economici comuni alle stesse e degli ordini e dei collegi che le rappresentano.

All’interno del Cup Veneto l’Ordine degli Psicologi del Veneto sono stata nel direttivo regionale in qualità di Segretario. Il presidente del Cup Veneto è l’architetto Giuseppe Cappochin, il Vice Presidente e il dott. commercialista Alfredo Menon. Del Cup Veneto fanno parte i referenti dei nove Cup provinciali e gli ordini regionali degli Psicologi, degli Assistenti Sociali, dei Chimici, dei Geologi e dei Tecnologi Alimentari. Gli Ordini e Collegi rappresentati dal Cup Veneto sono in totale 106, per un totale di circa 100 mila professionisti in tutta la regione.

Il potenziale del Cup nasce dalla possibilità di un confronto diretto e immediato con gli altri ordini su tematiche trasversali non specificamente centrate su obiettivi a breve termine, ma che  coinvolgono tutti proprio in virtù del fatto di essere centrate su ciò che contraddistingue la professione intellettuale in quanto tale e la sua libera espressione in ambito professionale con il riconoscimento della pubblica utilità delle professioni ordinate.  La riflessione sul contributo importante delle professioni intellettuali è stato ed è al centro del dibattito politico professionale e politico in generale nella considerazione che la produzione della conoscenza, beni e servizi implicanti un contenuto di capitale intellettuale, si può tradurre nello sviluppo di saperi condivisi, responsabilità, etica nei contenuti e nei comportamenti.

Su questi presupposti nel giugno del 2008 si sono avviati degli incontri che hanno coinvolto le professioni dell’ambito socio-sanitario aderenti al Cup Veneto (Assistenti Sociali, Chimici, Farmacisti, Infermieri, Medici Veterinari e Psicologi) con l’intento di:  

    1. stendere un Documento programmatico riguardante la professione intellettuale dell’area sociosanitaria.
    2. Creare una banca dati sul patrimonio informativo per le consultazione di dati a carattere regionale.
    3. Creare opportunità aggregative e di confronto a carattere intellettuale/scientifico oltre politico/professioanle.
    4. Monitorare le decisioni in ambito nazionale ed internazionale, con un attenzione particolare al Parlamento europeo, suggerendo proposte a partire dalla situazione regionale.

All’interno di questo contesto si colloca quindi il lavoro che ho sviluppato e di seguito riportato e cioè un’analisi esplorativa della popolazione degli iscritti all’Ordine Regionale degli Psicologi del Veneto fino al dicembre 2007.

Analisi esplorativa della popolazione degli iscritti all’Ordine Regionale degli Psicologi del Veneto[1] fino a dicembre 2007.

A cura di Carolina Bonafede[2] e Marco Quartararo[3]

L’Ordine degli Psicologi si costituisce nel 1993 e vede da allora il numero dei propri iscritti crescere considerevolmente, sia a livello nazionale che regionale. Ci proponiamo qui di delineare un quadro di massima delle caratteristiche e dell’evoluzione nel tempo della popolazione degli Psicologi del Veneto.

Con riferimento ai dati aggiornati al 2007, gli iscritti sono 5764, hanno un’età media intorno ai 42 anni e sono costituiti per circa l’80% da donne e quasi per il 44% da psicoterapeuti[4].

 Dal confronto con gli altri Ordini Regionali il Veneto risulta oggi una delle regioni con il più alto numero di Psicologi iscritti, sebbene il Lazio e, a seguire, la Lombardia lo superino nettamente (fig. 1).

fig 1

fig.1

Estendendo l’analisi dai soli dati del 2007 alle informazioni longitudinali in nostro possesso, siamo in grado di fare qualche considerazione anche sull’andamento del numero degli iscritti negli ultimi anni. Come si vede in fig. 2, la popolazione degli psicologi nel Veneto è in crescita secondo un modello debolmente esponenziale che ricalca abbastanza fedelmente ciò che avviene nel resto d’Italia[5] (fig. 3). In analogia con molti fenomeni sociali ed economici che presentano un andamento simile, una curva di crescita di questo tipo esprime un’integrazione positiva e crescente della professione con il tessuto sociale e culturale italiano e regionale, ma suggerisce anche l’opportunità di aumentare il livello di attenzione per il potenziale rischio di rapida saturazione del mercato.

fig 2-3fig. 2                                                                                                fig.3

 La forte crescita della popolazione negli anni è testimoniata anche dall’asimmetria dell’istogramma che rappresenta la struttura per età della popolazione in esame (fig. 4).

 fig 4fig. 4

Le classi d’età più giovani sono anche quelle complessivamente più rappresentate e creano uno sbilanciamento verso sinistra dell’istogramma che indica chiaramente che la popolazione è in crescita.

E’ da notare anche una certa bimodalità nella distribuzione, con un netto picco di frequenza intorno ai 33 anni e un secondo picco, più modesto, intorno ai 54 anni. Le elevate frequenze intorno ai 33 anni dipendono dalla crescita della popolazione già evidenziata, per cui l’affluenza nelle classi più giovani è più intensa della riduzione fisiologica del numero degli psicologi nelle classi più anziane.

Il secondo picco dipende invece dal fatto che la sottopopolazione (1521 unità) di coloro che hanno avuto accesso all’Albo nell’anno di istituzione (1993), presenta una distribuzione quasi simmetrica e centrata attorno ai 55 anni (fig. 5). Trattandosi di un considerevole numero di unità (più di un quarto di quelle attuali), che rappresentava in quel momento una popolazione sostanzialmente stabile[6] e non particolarmente giovane di professionisti, non sorprende che la distribuzione attuale ne risulti deformata. In alcune decine d’anni, salvo stravolgimenti inattesi, questo secondo picco è destinato a ridursi spostandosi a destra e infine a sparire dalla distribuzione, lasciando un unico picco che sarà più o meno centrato a seconda che la popolazione in futuro rallenti o meno la sua crescita.

fig 5 fig. 5

 Dall’anno di istituzione dell’Ordine si rileva dunque una sostanziale trasformazione nelle caratteristiche dinamiche della popolazione degli psicologi, prima relativamente stabile e anziana (fig. 5), oggi in forte crescita e con un età mediana più bassa di circa 15 anni (fig. 4).

Data l’asimmetria della distribuzione attuale, l’età mediana (40 anni) è da considerarsi un miglior descrittore sintetico dell’età della popolazione rispetto alla media (42 anni) e il valore modale (33 anni) contribuisce ulteriormente a rendere conto di una curva sbilanciata verso le nuove generazioni.

 Come già sottolineato, la sottopopolazione femminile ammonta al 79,39% del totale, mentre quella maschile al 20,61% (fig. 6).

 fig 6 fig. 6

 Per quanto le due sottopopolazioni presentino curve di crescita e strutture d’età grossolanamente sovrapponibili, l’età mediana delle donne è significativamente più bassa (38 anni)[7] e concentrata (variabilità ridotta)[8] rispetto a quella degli uomini (47 anni, con valori di variabilità più elevati). Questo in generale perché la sottopopolazione maschile è meno abbondante, cresce più lentamente e raccoglie nuovi iscritti di età mediana un po’ più elevata di quella femminile, riuscendo meno a sganciarsi dalla maggiore anzianità delle precedenti generazioni di iscritti.

Gli psicologi psicoterapeuti costituiscono il 43,60% dell’intera popolazione (fig. 7).

fig 7 fig. 7

In particolare, tra le donne il 42% è psicoterapeuta, mentre per gli uomini la percentuale si differenzia in modo significativo[9] ponendosi al 49%.

La sottopopolazione degli psicoterapeuti è significativamente più anziana (età mediana, 48 anni) e globalmente meno in crescita di quella degli psicologi non psicoterapeuti (età mediana, 35 anni), presumibilmente a causa del prolungarsi del percorso formativo e dell’impegno che questo comporta.

La distribuzione geografica degli iscritti (basata sulla residenza) non è uniforme, come si vede in fig. 8, e ricalca in modo abbastanza naturale il numero degli abitanti nelle varie province. Fa eccezione Padova, che pur essendo la più popolosa delle province venete, ha un numero di psicologi in proporzione ben maggiore di quello delle altre province[10].

fig 8 fig. 8

 Le curve di crescita e le distribuzioni di età, sesso e percentuale di psicoterapeuti nelle singole province sono abbastanza omogenee a quelle dell’intera regione, con alcune irregolarità che può essere utile sottolineare:

-    la provincia di Belluno ha una percentuale di psicologi uomini significativamente ridotta a circa il 10% (dal 20% che in media caratterizza l’intera regione);

-    a Rovigo, Vicenza e Verona la percentuale degli uomini psicoterapeuti sale a circa il 60% (discostandosi significativamente dal 49% regionale);

-    gli psicologi residenti fuori regione presentano un’età mediana significativamente più bassa (34 anni) e una percentuale di psicoterapeuti ridotta (25% circa) rispetto a quelli residenti nel Veneto;

-    Vicenza è la provincia che è cresciuta di più dal 1993 ad oggi, mentre Belluno è quella che è cresciuta meno (si tratta però di differenze limitate: Vicenza è cresciuta di poco più del 300% rispetto ai primi iscritti del 1993, Belluno è cresciuta di poco più del 220%); è il caso di sottolineare che la categoria in assoluto più in crescita è comunque quella dei residenti fuori regione: +760% rispetto ai primi iscritti (fig. 9);

fig 9 fig. 9

  -    la provincia il cui modello di crescita si discosta maggiormente da quello esponenziale è Padova (fig. 10), i cui psicologi residenti aumentano praticamente in modo lineare, cioè costante (in pratica, almeno negli ultimi anni, i nuovi iscritti sono più o meno sempre gli stessi ogni anno, un centinaio circa, mentre nelle altre province si riscontra di anno in anno, almeno in media, un piccolo aumento del numero di nuovi iscritti); i residenti fuori regione mostrano invece il modello di crescita più decisamente esponenziale[11] (fig. 11).

 fig 10-11fig. 10                                                                  fig.11

 In conclusione, ricordiamo che questi risultati sono frutto di un’analisi di tipo esplorativo condotta solo su alcune delle variabili che descrivono la popolazione degli psicologi del Veneto. Restano certamente al di là degli scopi di un’indagine come questa il chiarimento delle ragioni e delle implicazioni profonde dei risultati numerici ottenuti, la delineazione di un quadro complessivo della realtà professionale esaminata e una previsione attendibile degli scenari futuri. Per questo si rimanda agli opportuni contesti di ricerca.


[1] Fonte: Ordine degli Psicologi del Veneto. Database relativo al periodo 1993-2007 e alle variabili “anno di iscrizione all’Ordine”, “sesso”, “data di nascita”, “provincia di residenza”, “possesso del titolo di psicoterapeuta”.

[2] Vice Presidente dell’Ordine degli Psicologi del Veneto.

[3] Dottore in psicologia, esperto in metodologia della ricerca e analisi dei dati, dottorando presso l’Università di Roma Tor Vergata.

[4] Le elaborazioni statistiche e le rappresentazioni grafiche presenti in questo lavoro sono state effettuate con gli applicativi software DINTEGER e DREAL (realizzati da Marco Quartararo con FreeBASIC 0.18.6), PAST versione 1.81 (copyright Hammer & Harper) e Microsoft Excel.

[5] Negli anni tra il 1993 e il 1996 lo schema di crescita nel Veneto si discosta dal modello esponenziale (si noti la piccola gobba verso l’alto in fig. 2, assente dal grafico in fig. 3). Ciò è dovuto alle “turbolenze” legate alle fasi iniziali dell’affluenza all’Albo, quando un gran numero di professionisti è andato ad alimentare molto rapidamente la popolazione degli iscritti all’Ordine. Così tra il 1993 e il 1996 si assiste ad un’iniziale impennata e poi ad un calo fisiologico delle iscrizioni, con una rapida normalizzazione della situazione intorno al 1996-’97 e il conseguente istaurarsi di un naturale regime di crescita blandamente esponenziale.

[6] Cioè non decisamente in crescita, ma neanche in calo. L’istogramma in fig. 5 è abbastanza in linea con quello di una popolazione in condizioni di equilibrio, benché presenti un lieve sbilanciamento a sinistra che indica un modesto livello di crescita, comunque non paragonabile con quello della popolazione attuale.

[7] Questo e tutti i successivi confronti tra mediane per cui si afferma la significatività della differenza sono stati effettuati con il test di Kruskal-Wallis e presentano valori di p ben al di sotto di 0.01.

[8] Test F, p<<0.01.

[9] Questo e i successivi confronti tra frequenze per cui si afferma la significatività della differenza sono stati effettuati con il Test t di Student ed è sempre risultato p<<0.01.

[10] Fonte: Ufficio Statistica della Provincia di Padova, dati aggiornati al 2005.

[11] Si rileva che, soprattutto in base all’età, alle curve di crescita e alla percentuale di psicoterapeuti, gli psicologi iscritti all’Ordine del Veneto ma residenti fuori regione costituiscono praticamente una popolazione a parte.